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lunedì, 05 maggio 2008

Il successo de "La Spada nella Roccia"

Quando abbiamo distribuito il nostro dvd "La Spada nella Roccia," non immaginavamo un successo così ampio.
Nelle Edicole della provincia il dvd ha venduto quasi il 50% delle copie in vendita. I feedbacks sono stati quasi sempre positivi e, in molti casi, si sono avviati fertili scambi d'opinioni. Inoltre, ogni volta che ci rechiamo sul Montesiepi, constatiamo un vivo interesse da parte del pubblico: in barba a chi dice che il dvd è un formato finito.

In realtà, esisterà sempre una parte del pubblico (senz'altro più colta, o per lo meno curiosa) attenta ai contenuti letterari, critici e cinematografici, e non semplicemente vogliosa di spegnere il cervello con il primo film o romanzo pubblicizzato dai massmedia.

Il Dvd, l'Hdvd, il Blue-ray, da un certo punto di vista sono solo contenitori, e l'alta definizione in certi casi non serve a molto. Piuttosto, basta intervistare due o tre esperti che hanno veramente qualcosa da dire (e lo sanno dire con passione), mantenere un'attitudine curiosa ed indagatrice, per ottenere un riscontro evidente. Basta non asservirsi al ritmo televisivo, che è un ritmo del commercio, e seguire quello dell'anima: i percorsi della ricerca.

Non è vero che la massa è stupida, ne' tanto meno particolarmente disillusa. Altrimenti non si spiegherebbe il successo di un dvd come questo. Esiste una parte del pubblico, e forse una parte di noi stessi, che le dinamiche della commerciabilità non riescono a coprire, per complesse ragioni legate al dramma della loro orizzontalità.


San Galgano e la sua spada nella Roccia fanno parte di un intreccio storico e simbolico che ha appassionato

generazioni di ricercatori. Le analogie con le leggende di Artù (di cui Galgano potrebbe essere addirittura un precursore) e l'importanza di alcuni dati scientifici e archeologici, fanno di questo Santo e Cavaliere una figura di grande interesse.
Per comprendere la vicenda di San Galgano, ci siamo rivolti ad uno storico (Franco Cardini), ad un archeologo (Mario Pagni) ad uno scienziato (Luigi Garlaschelli), e ad un Sacerdote (Don Vito Albergo). Grazie alla collaborazione di questi esperti, e all’utilizzo di ricostruzioni fiction e virtuali, abbiamo sviluppato un percorso narrativo vasto e affascinante.
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postato da: Guntramno alle ore 13:45 | link | commenti
categorie: riflessioni, media, documentari, galgano, san galgano, montesiepi
giovedì, 01 maggio 2008

La Firenze Etrusca (ricerca)

L’ipotesi dell’esistenza di una “Firenze etrusca”, precedente alla città romana, è stata caldeggiata nel passato da diversi studiosi di "cose fiorentine".

Fino a qualche decade addietro si riteneva che gli Etruschi fossero arrivati nella valle dell’Arno in epoca recente (si fa per dire) IV-III secolo a.C. dall’Etruria meridionale, ossia le grandi città etrusche di Tarquinia, Cere, Vulci, Veio, nonché Chiusi, avrebbero irradiato la loro cultura procedendo verso Nord per vie interne della Toscana.
Invece, alla luce delle scoperte archeologiche avvenute nell’agro fiorentino risulterebbe che gli Etruschi risalirono l’Arno con le loro navi già nell’VIII secolo a.C., all’inizio del loro sviluppo come civiltà, inserendo delle teste di ponte lungo le pendici appenniniche della valle di Firenze prima di fare il balzo verso la pianura Padana.

Sappiamo che l’Arno era una via fluviale molto importante per i traffici dell’Etruria antica, poiché era navigabile dalla foce ben oltre Firenze, come dimostrano gli scali fluviali di Empoli vecchia, Signa e quello “recente” di Figline. Alla foce dell’Arno esisteva in età etrusca la città di Pisa: abitati etruschi sono stati localizzati lì vicino sulle rive del lago di Massaciuccoli e a San Rocchino presso Viareggio.
Per mezzo dell’Arno giunse la colonizzazione etrusca nella pianura fiorentina. Con le scoperte archeologiche avvenute a Quinto, Sesto Fiorentino, Comeana, Artimino e recentemente a Gonfienti nel pratese, è aumentata la testimonianza storica dimostrante l’intensità della vita etrusca lungo le pendici appenniniche dell’Arno in età antica; insomma, gli Etruschi abitarono la valle di Firenze molto prima dei Romani, avendo diversi villaggi pedemontani i cui abitanti, dediti al commercio e all’agricoltura, prolificarono sotto l’egemonia di ricche famiglie principesche.

(...) Secondo la “leggenda”, il condottiero romano Silla distrusse Florentia Tuscorum, municipio “fiorentissimo” nella valle dell’Arno, intorno all’80 a.C. Però se diamo credito alla “leggenda”, la Firenze posteriore a questo fatto non poteva essere il Villaggio Villanoviano. Forse c’era già una città di stirpe etrusca? Dove si trovava?
Se osserviamo con attenzione la stessa carta del centro di Firenze, si scopre, anche se adesso meno accentuata, una situazione di... [CONTINUA]

postato da: Guntramno alle ore 13:53 | link | commenti
categorie: firenze, tempio, tarquinia, arno, florentia, etruschi, romani
giovedì, 24 aprile 2008

Il Battistero dei Longobardi (appunti di ricerca)

Firenze ed il suo territorio sono una sorgente inesauribile di idee per documentari e crito-film.
Il nostro programma di lavoro prevede circa una decina di pubblicazioni per la stagione 2008/2009. Nell'ultima settimana abbiamo girato due docu-fiction e tre interviste. Gli argomenti spaziano dai Templari a Leonardo Da Vinci, dai Celti alla Massoneria. In questo periodo, tra le altre cose, ci stiamo interessando alle radici cristiane della città, riscoprendo alcuni edifici come San Miniato, San Pancrazio, o il Battistero di Firenze.

La crisi economica e demografica che afflisse l’Italia dalla metà del IV al VI secolo d.C., non aveva impedito, grazie a Teodorico, la costruzione dentro la piccola cerchia muraria fiorentina della chiesa cattedrale di S.Reparata e di un Battistero ariano poco discosto dal futuro “Bel San Giovanni”.
Sarà invece con la conversione al cattolicesimo dei nuovi dominatori Longobardi, grazie all’alto esempio dei loro regnanti Agilulfo (morto nel 616) e Teodolinda (morta nel 628), la ripresa economica e demografica di buona parte dell’Italia.  Gli architetti longobardi che avevano studiato direttamente i modelli classici e assimilato dai nativi la tecnica costruttiva, furono gli artefici del Battistero fiorentino.
Prendendo a modelli la chiesa de  di San Vitale a Ravenna e il duomo di Monza, edificarono ex novo il Battistero di Firenze intorno al 620-640, epoca di poco posteriore alla lettera (615) diretta al Re Aginulfo dal Pontefice S.Gregorio Magno, il quale si rallegrava col monarca per la sua conversione e per la pace restituita alla Chiesa e all’Italia.

Così, con la pianta ottagona, sormontata da una cupola a spicchi che ci richiama all’arte paleocristiana e, come detto, bizantina-ravennate, il “Bel San Giovanni” risale non al X-XI secolo, come si legge ancora in molte guide turistiche, ma al VII secolo d. C.
Seguendo la giusta interpretazione fornita dagli scavi archeologici effettuati nella zona, esso non fu edificato sopra il tempio di Marte , che si trovava invece sulla collina di San Lorenzo (dove invece c’è la chiesa), ma sopra i resti di una ricca casa romana che esisteva nella seconda metà del I secolo d.C., trasformata in seguito nel IV-V secolo in un panificio... [CONTINUA]
domenica, 20 aprile 2008

San Miniato, il martire di Firenze (appunti di ricerca)

Nei bui e umidi pomeriggi invernali di un anno intorno al Mille un frate benedettino del monastero di S.Miniato, sulla scorta dei ricordi popolari e di poche notizie storiche, elaborò la fantasiosa vita del martire Miniato che ci è stata poi tramandata.
L’autore della leggenda per dare al santo connotati più credibili per l’esigenza del tempo, fece di Miniato un re Armeno, perché il buon esempio venisse dall’alto e perché la buona novella venisse dall’oriente.
 
Il monaco narra le varie fasi del martirio, iniziatosi nell’anfiteatro di Firenze, dove Miniato sarebbe stato condotto, tra l’agitarsi della folla avida del cruento spettacolo. Un leopardo fu fatto entrare nell’arena, Miniato lo fissò e la fiera cadde come fulminata dallo sguardo. Allora il cristiano venne portato via, unto di olio e gettato dentro una fornace, ma le fiamme si aprirono davanti a lui. Ricondotto nell’anfiteatro gli venne aizzato un leone che Miniato rese mansueto col segno della croce; gli venne poi colato piombo fuso negli occhi e nella bocca, ma il metallo ardente divenne come una rugiada rinfrescando il santo che uscì illeso anche da quel supplizio.

Infine la spada del carnefice, simbolo della potenza civile romana che aveva la facoltà di separare il corpo dei cristiani dalla società terrena, riuscì a troncare la testa del martire, ma non però a separare il suo spirito dalla nuova universale società dei credenti e dei redenti, tanto che Miniato per miracolo si rialzò da terra, raccolta la propria testa s’avvio con passo sicuro verso l’Arno, lo traversò a guado, risalì la ripida boscosa collina e giunto a un piccolo cimitero vi si distese e morì santamente [CONTINUA]


Foto tratta da Meditazioni quotidiane
postato da: Guntramno alle ore 09:59 | link | commenti
categorie: articoli, firenze, saggi, cristianesimo, martiri, florentia, san miniato
mercoledì, 16 aprile 2008

Il Tempio di Gerusalemme

Nell'ambito della realizzazione di un documentario dedicato alla storia della religiosità templare, ci apprestiamo ad una nuova sessione di riprese primaverili. Nell'ambito delle nostre limitate possibilità economiche, sarà necessario ricostruire alcuni momenti cruciali dell'Ordine, come la sua stessa fondazione in Gerusalemme.

Abbiamo dunque individuato una location da sfruttare per l'ambientazione di alcune semplici scene relative ad Hugues de Payen, a cui fu affidato un edificio nei pressi dell'antico Tempio di Gerusalemme.
Vorremmo ricostruire le tracce di questo complesso, in grafica 2d, intorno ad un antico edificio già esistente (vedi immagine). E' molto probabile infatti che, in quel tempo, parte dei ruderi del Tempio fossero inglobati in edifici spuri e ben più semplici. La nostra idea è abbastanza semplice, e non ha particolari pretese scientifiche, bensì evocative.

Ma come potevano apparire, queste vestigia, all'alba del XIII secolo? In tal senso, qualsiasi suggerimento potrebbe esserci utile.
Sappiamo che la storia del Tempio è una storia di distruzioni e ricostruzioni.
Il primo Primo Tempio è stato costruito, secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X secolo a.C., e fu completamente distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C. Il Secondo Tempio, costruito al ritorno dall'esilio babilonese (IV secolo a.C), esisteva ancora al tempo di erode, che realizzò un ampliamento ed una risistemazione generale. Questo Tempio, in seguito, fu distrutto dall'imperatore Tito nel 70 d.C.

Come poteva apparire, quell'edificio di Gerusalemme che fu affidato ad Hugues de Payen, prima che lo trasformasse nella sede dei "Poveri Cavalieri di Cristo"?
La location da noi individuata, è probabilmente coeva alla nascita dell'Ordine Templare...chi si intende di archeologia medievale toscana l'avrà riconosciuta. Si tratta di un'antica torre con una colonica costruita intorno. Il luogo è appartato e molto suggestivo. Ma è forse "troppo occidentale", ad esempio negli spioventi? Se avete consigli su interventi ulteriori, scriveteci un commento, grazie!


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