La storia di Arnth, il figlio del Lucumone, è "ovviamente fittizia ma l'ambientazione, i luoghi, i nomi, la religione, i costumi, le date sono rigorosamente storiche. Il lettore, attraverso le romantiche, coraggiose ed erotiche avventure di Arnth, entrerà nella società e nella vita degli etruschi gustandone gli usi e i costumi".
Un libro "con riferimenti storici rigorosi, che ricostruisce fedelmente l’epoca nel quale è contestualizzato, con una storia d’amore appassioanante e squarci di erotismo puro.(...) L’autore, Giorgio Brunelli, è un personaggio di tutto rilievo: medico chirurgo ortopedico, oltre all’infinità di pubblicazioni scientifiche ama scrivere romanzi. E’ presidente della Fondazione per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale, ed è considerato un vero e proprio luminare, in quanto dopo anni e anni di ricerche e di esperimenti fatti su ratti e scimmie oggi, con interventi chirurgici di alta precisione riesce a far camminare i paraplegici. [tratto da ilquotidiano.it]

(immagine tratta da tusciainvetrina.it)
Tra le keywords a noi più care nelle ultime settimane, troviamo per ragioni diverse "Dante" e "Casentino". La prima, riguarda il prossimo documentario che distribuiremo; la seconda, riguarda alcune ricerche che abbiamo condotto sul passato longobardo degli splendidi monti ad Est di Firenze.
Oggi pubblichiamo un testo che unifica queste keywords: "Dante in Casentino", scritto da Enio Pecchioni. Questo articolo, insieme ad altri già pubblicati in passato sul Grillo fiorentino, è disponibile online sul sito di Mediaframe.
Nel cuore degli Appennini, il Casentino che già aveva ispirato San Francesco, senz’altro ispirò anche Dante Alighieri.
Qui troviamo ancora, come ai tempi di Dante, il mistero, l’atmosfera d’intenso misticismo dell’ambiente, dove il silenzio regna sovrano con la sola compagnia del vento che soffia tra gli alberi della foresta, il canto degli uccelli, lo squittire degli scoiattoli lo strusciare a passi felpati della volpe.
Ancora oggi i luoghi sono praticamente uguali a come erano al tempo del soggiorno del Poeta: i dolci declivi, la fertile pianura, i monti ricoperti da fitte foreste di abeti e di faggi, corsi d’acqua limpidissima, come Dante farà dire a Mastro Adamo da Brescia nel canto XXX dell’Inferno (64-67): LI RUSCELLETTI CHE DA’ VERDI COLLI DEL CASENTIN DISCENDON GIUSO IN ARNO E FANNO I LOR CANALI FREDDI E MOLLI SEMPRE MI STANNO INNANZI….Le brume che salgono dal fondo valle dove scorre il FIUMICEL CHE NASCE IN FALTERONA (Purg. XIV, 16), avvolgendo di nebbia sfilacciata i colori autunnali degli alberi; la natura selvaggia e gli orli dentellati di uno strapiombo sembrano ideali per suscitare nel Poeta le descrizioni fosche dell’Inferno CONTINUA
In attesa dell'uscita del nostro prossimo dvd, dedicato proprio a Dante Alighieri, pubblichiamo alcuni articoli riguardanti il Sommo Poeta. In particolare, oggi, andiamo a scoprire i segreti del quartiere fiorentino in cui visse Dante.
Attraverso un piccolo arco che si apre sulla via del “Corso” di Firenze, si fa ingresso nel Rione Dantesco.
Questo grazioso angolo di Firenze ci ispira un sentimento d'amore e rispetto verso il Sommo Poeta; qui, all’incrocio di anguste vie si trovavano le case e le chiese delle famiglie Alighieri, Donati, Portinari, Cerchi. Anche se i monumenti originali del tempo di Dante ancora presenti sono pochi, siamo comunque di fronte alla storia, e ciò richiede la nostra “religiosa” attenzione.
Firenze, nel 1864, fremente nell’attesa del centenario dantesco e di divenire capitale d’Italia, pensò di fare cosa sommamente patriottica ridonando alla memoria di Dante una casa; sembrava allora, che lo spirito del Poeta non potesse vagare senza che quattro mura non fossero là ad accogliere l’eterno vagabondo. Così, alcune decadi più tardi, fu ricostruita su vecchie abitazioni l’attuale Casa di Dante.


Gli argomenti trattati nell'arco di più di un'ora sono molti.
Si parte dalle radici pagano-celtiche dell'antico Chianti, per giungere alle esperienze cristiano-misteriche di personaggi quali Sant'Ansano, Sant'Eufrosino, San Cristoforo.
Attraverso la figura del pittore Paolo di Stefano di Badaloni detto lo Schiavo (interpretato dall'attore Riccardo Scotto), si ripercorre il culto dei prodigi e delle grazie mariane del Chianti, riscoprendo luoghi sacri ed opere d'arte solo apparentemente secondari.
Inoltre, decostruendo le esperienze eremitiche dei monaci del San Michele e delle "Stinche" si risale al sospetto, sempre più fondato, che il Chianti sia stato frequentato da monaci templari o ex-templari. In questo senso, I Colli degli angeli riprende la ricerca avviata con il dvd I Templari in Chianti, il quale si era concentrato maggiormente sulla Val di Pesa e la Val d'Elsa (itinerari più tipicamente turistici).
Per la realizzazione di questo documentario, inoltre, si è creato un gruppo di attori e operatori che, con budget limitati ma tanta voglia di fare (e perchè no, di divertirsi) ha realizzato piacevoli scene di fiction. Come il martirio di Ansano (con Alessandro Ravazzani ed altri), o alcuni quadri relativi a Bartolomeo Bononi (con l'attore piemontese Giovanni Polesello).
Infine, la voce narrante dell'attore Sergio Ciulli e le musiche originali, composte dai Goad, confersicono alla visione una poetica appassionata ed originale.
Il Dvd, per la sua natura intellettuale e radicalmente specifica, non è stato da noi stessi ritenuto idoneo alla distribuzione "a pioggia" nelle edicole. Esso riceverà, in futuro, una distribuzione specifica in bookshop e librerie di settore. Ad oggi, I Colli degli Angeli è acquistabile esclusivamente su Web.
Questo ci permetterà, almeno per ora, di continuare le ricerche e inserire nel documentario ulteriori elementi, mantenendolo in uno stato di "work in progress". Il tal senso, come sempre, i nostri spettatori sono considerati preziosi consiglieri.
Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.
"Sui Monti del Chianti, il nome di San Michele Arcangelo ritorna costantemente, caratterizzando Chiese, Eremi, Torrenti, e la Vetta stessa di questa catena montuosa: Monte San Michele.
Il Culto degli Angeli, su questi Colli, trova espressione in importanti artisti quali Coppo di Marcovaldo, Masolino da Panicale, Paolo Schiavo. Specie lo Schiavo, figura sospesa tra imprenditoria artistica ed eremitismo, ha lasciato le sue testimonianze in luoghi famosi proprio perchè prediletti dalla manifestazione del Divino.
L'ipotesi che si pone all'origine di questo percorso documentaristico è che, nel caso specifico del Monte San Michele, sia applicabile il concetto archetipico di Montagna Sacra. In tal senso, l'Arcangelo rappresenterebbe l'incontro con il Divino, che si verifica sulla Vetta al termine di un percorso iniziatico.
Partendo da questa premessa, l'autore reinterpreta gli antichi racconti cristiani, evidenziandone i sostrati etruschi e celtici, ed evocando quel filo conduttore che li unifica in un unico patrimonio misterico."